NIENTE MINIGONNA A SCUOLA. SCOPPIA IL CASO A ROMA.

NIENTE MINIGONNA A SCUOLA, SCOPPIA IL CASO AL LICEO SOCRATE DI ROMA

NELLO STORICO QUARTIERE DI GARBATELLA ARRIVA UN NUOVO CASO.

Nel 2020 scoppia ancora un caso su una minigonna a Roma. «Non è colpa nostra se gli cade l’occhio». E’ polemica sulle minigonne in classe al liceo Socrate di Roma, nello storico quartiere popolare della Garbatella, dove un’alunna ha denunciato: «La vicepreside – racconta una rappresentante d’istituto – ha detto a una nostra compagna che non doveva vestirsi così, con la gonna corta, perché a qualche professore poteva cadere l’occhio». Così le ragazze del collettivo Ribalta femminista, nato appena questa estate «per parlare anche dei problemi minimi che dobbiamo affrontare nella società», ha immediatamente replicato. Con un cartello fuori affisso fuori dalla classe, su cui si leggeva «non è colpa nostra se cade l’occhio» appunto, e poi con un appello sui social: «I nostri corpi non possono essere oggettificati: siete tutte e tutti invitati a venire a scuola con una gonna, ci vestiamo come vogliamo».

Polemica sui social

Sui social, da Facebook a Instagram, sono così rimbalzate le foto delle ragazze che, in minigonna, hanno allora rivendicato il diritto a vestirsi come vogliono. Un caso, la battuta attribuita alla vicepreside, che scoppia in una scuola con già tanti problemi. Al Socrate, infatti, come in molte altre scuole di Roma non sono arrivati i banchi del commissario Arcuri. Stando al racconto delle studentesse, avrebbe suggerito alla professoressa di chiedere più ritegno nel vestirsi.

La risposta del Collettivo

«Andare a scuola in gonna è stata una risposta spontanea. Non ci interessa l’episodio singolo, questa è l’occasione per mettere al centro il ruolo della scuola e della comunità scolastica. La scuola è e deve essere una forza motrice nello scardinare la cultura che rende le ragazze e le donne oggetti e colpevoli. È nelle aule che si formano i cittadini e le cittadine di domani. Il Socrate e la sua comunità di studentesse e studenti e professoresse e professori, ci ha sempre insegnato questo, a conoscere noi stessi e noi stesse ed essere liberi e libere di esprimerci. Che questo sia il momento e il luogo per iniziare una vera rivoluzione culturale e sociale, che oggi più che mai è necessaria». Sul caso, il ministero dell’Istruzione, fa sapere di aver chiesto una relazione all’istituto.