IL SIGNIFICATO DI ESSERE LIBERI, LA NUOVA DI COEZ!

IL SIGNIFICATO DELLA CANZONE DI COEZ “Essere liberi”

QUAL È Il prezzo REALE di essere liberi?

a cura della Dott.ssa Eleonora Damiani (Psicologa e Psicoterapeuta familiare)

Essere liberi. Liberi da cosa? Liberi da chi? Coez ci racconta con il suo pezzo la sensazione di libertà che si ha quando ci si sta lasciando da chi si è amato, quando si è a metà tra il bisogno e la paura di essere soli. Quella libertà insomma che se da una parte ci fa sentire vivi dall’altra ci fa sentire persi.

Fuori è un mondo sotto lo zero. Esco solo a camminare e ci alleniamo a stare soli a costo d’essere liberi. Quanto fa paura dipendere da un’altra persona, legarsi a lei a tal punto da voler scomparire in un abbraccio come diceva Calcutta in “Cosa mi manchi a fare”? Se nel suo recentissimo brano “Come nelle canzoni” Coez racconta un amore vero, dove si passa dall’idealizzazione alla tremenda delusione, per poi umanizzare l’altro, stavolta sembra raccontarci la ripresa di sè laddove rimanere fuso con l’altro spaventa e si sente la necessità di separarsi per poter rientrare in contatto solo con se stessi. Per essere liberi il prezzo da pagare è sganciarsi dall’altro, rinunciando al calore indispensabile affinchè una relazione vada avanti. Quando quindi si aprono le porte al mondo esterno ci si espone a temperature glaciali, che se non affrontate da tempo appaiono ancora più fredde.

Se mi cercassi troveresti il vento delle porte che stiamo sbattendo, L’odio chiama odio e noi gli andiamo appresso ed ogni nodo tira un nodo più spesso.

Per allontanarsi davvero c’è bisogno di creare un muro insormontabile, che spesso è un muro di rancore, costituito da mattonelle di rabbia inespressa. Tante volte teniamo dentro un iceberg di cui emerge ai nostri occhi e a quelli dell’altro solo la punta. Non parlare, non entrare in contatto con le proprie emozioni negandosele e non legittimandosele crea un muro che non ha accessi per la comunicazione. Per proteggere noi stessi e l’altro dai nostri sentimenti, per risultare “buoni” spesso rinunciamo a una delle parti più autentiche di noi, ovvero quella che ha il diritto di arrabbiarsi, sopportando fino ad esplodere o fino a creare il muro di rancore. Entrambe le situazioni provocano vittime e feriti, perchè non c’è un vincitore o un vinto, ma due esseri umani che rischiano di perdere la parte di sè che avevano investito in quella relazione.

Ho perso un treno e quello dopo, scavato in questo vuoto. Non mi vengono in testa i nomi anche se ho qui le foto, ma hanno il tuo nome e le mie ferite.

A quante occasioni rinunciamo quando siamo in coppia, quando scegliamo di dedicarci completamente ad un’altra persona e quante volte dopo, nei momenti più bui ce ne pentiamo. Forse quell’altro poteva darci l’abbraccio, la carezza, quello di cui abbiamo bisogno. Ma è davvero così?

Cos’è la libertà se non tornare bambino per guardare il mondo che scorre dal finestrino come se lo avessi visto per primo? Ci illudiamo che l’infanzia sia il momento di massima libertà, mentre è un periodo di estrema dipendenza, dove proprio come quando il mondo scorre fuori veniamo trasportati, senza poter scegliere la maggior parte delle volte. Scegliere. Curiosare dentro noi stessi per capire chi siamo realmente. Accettarci per quello che siamo affrontando il dolore della perdita di chi credevamo di essere. Tutto questo ci rende liberi.

E allora cos’è la libertà? O piuttosto chi è la libertà? Siamo noi stessi la nostra libertà finchè a discapito degli inevitabili accadimenti esterni ci diamo la possibilità di essere liberi internamente, lasciando libere di emergere le parti più autentiche di noi invece di quelle più comode. Forse è proprio questo il prezzo di essere liberi.

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